Sarti e la scuola russa


Nonostante tanti siano stati i compositori italiani ingaggiati dalla corte degli Zar, la figura di Sarti segna una pagina fondamentale della Storia della musica russa. Fu mentore di molti compositori russi, gli fu affidata la guida di un conservatorio (il teorico Boris Asaf’ev riconosce ancora in Glinka l’influenza sartiana), compose su testi russi e in cirillico (inclusi i libretti redatti dalla stessa Caterina II), si integrò nella cultura locale al tal punto da utilizzare motivi e strumenti della tradizione folklorica locale. In Russia si fregiò anche dell’appartenenza onoraria alla celebre Accademia delle Scienza dell’Impero Russo: riesumando un trattato di fisica acustica francese seicentesco, che verosimilmente aveva conosciuto al tempo dei suoi studi a Padova con padre Vallotti, aveva elaborato formule e progetti sufficienti a costruire il primo strumento di misurazione delle frequenze acustiche, che consentiva di misurare e calibrare il diapason. In questo modo riuscì ad ottenere in tutte le orchestre pietroburghesi la medesima intonazione.
L’inserimento di tradizioni e strumenti locali nelle proprie partiture ci ha creato più che dubbi ad un primo approccio a certi manoscritti. In alcune partiture, specialmente di oratori celebrativi, compare il cannone (antesignano dell’Overture 1812 di P.I. Tchaikovsky), ma a destarci un vero problema è stato trovare in più di un manoscritto nell’accollatura della strumentazione: “tube”, la cui scrittura è quasi organistica. Si è rimasti senza parole né risposte perchè se era impensabile che esistesse anche un prototipo della tuba moderna, altrettanto antistorico risultava l’omonimo registro organistico, considerando che pare sia stato inventato attorno al 1820. Solo essendo riusciti a mettere mano alla letteratura sartiana si è potuto stabilire che all’accollatura “tube” in partitura corrispondeva un ensemble di 37 corni naturali ciascuno dei quali (di considerevole ingombro e pesantezza a quanto pare) emetteva un’unica nota, e a suonarli erano i servi di un nobile, desumendo che quel tipo di banda fosse tipica delle case nobiliari russe del tempo. Non senza disappunto in una lettera Sarti si lamenta che fosse saltato un concerto perchè il fa diesis delle tube aveva preso talmente tante botte dal padrone da essersi rotto il labbro.

I primi manoscritti autografi presi in esame insieme a Stefano Squarzina (amico e compagno d’avventura) sono stati: Magnificat (in Re) e Gloria (in sol).
L’importanza di Sarti in Russia, visto ancora oggi come un capostipite, e la rara bellezza delle sue musiche mi hanno dato la possibilità di condividere la prima esecuzione moderna di queste partiture con grandi solisti tra cui Barbara Frittoli, con i complessi artistici del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, su invito personale del Maestro Valery Gergiev.
Il live di quest’ultima esecuzione è stato pubblicato da Sony Music.