Cogito Ergo Musica – Questioni di Metodo


Spesso, al giorno d’oggi, capita di vedere assimilata indistintamente l’Arte con lo spettacolo e l’intrattenimento, specialmente per quanto concerne la Musica e il Teatro.
Al di là del mio amore per la Musica, credo sia ancora bene e, talora, necessario invece riconoscere all’Arte quel valore che ha segnato e segna l’identità di molte Culture.
A tal proposito, mi sento di condividere il pensiero del filosofo inglese Roger Scruton quando, sostanzialmente, definisce la ricerca della bellezza ciò che ci fa riconoscere il mondo come proprio. Ossia nel riscontrare nella bellezza di ciò che ci circonda, e ancora di più nell’arte e nella musica, il parametro in cui riconoscerci, confrontarci ed emozionarci, il mezzo con cui poter affrontare la quotidianità. In altre parole nel rivendicare la capacità dell’arte, nella sua “bellezza”, di rivelare e amplificare la dimensione più intima di chi ne fruisce. L’Arte infatti, e la musica nella sua concreta astrattezza ancor di più, non deve necessariamente essere capita, va fruita, e la fruizione non può dipendere dalla condivisione di intenti con l’autore o con l’interprete, ma dalla percezione dell’opera, dell’artista e dell’interprete fatta propria e mediata dalla propria esperienza personale.
Se è vero che non c’è limite nel tempo e nello spazio che escluda l’uomo dall’arte e dalla cultura, anzi sono linfa reciproca, oggi è quanto mai essenziale far riscoprire la semplicità e la grandezza della correlazione tra le persone e la musica riuscendo a riavvicinare la musica alle persone.
Condividendo l’idea che l’arte Musicale appartiene alla sfera più alta di un contesto culturale, davanti all’assoluto di molte partiture, la curiosità e un certo senso critico mi hanno indotto a pormi una gran quantità di domande spesso inevase, ma che spesso mi hanno accompagnato davanti a nuovi quesiti e nuovi orizzonti. E questo è uno dei motivi per cui amo la Musica!
D’altra parte anche i compositori come i pittori, i filosofi e gli intellettuali erano tutti figli del proprio tempo, della propria storia e di ciò che accadeva attorno, e non delle materie scolastiche. Un po’ come leggendo una partitura, per quanto importante sia una singola materia come un solo rigo musicale, a nulla vale se non letta assieme alle altre materie/righi musicali che procedono nel tempo simultaneamente.
Voglio allora condividere alcune delle questioni su cui spesso mi ri-interrogo: ero molto giovane quando, estatico davanti alle più celebri ultime sinfonie di Mozart (e lo sono ancora) mi chiesi banalmente, cosa ne fosse delle decine di sinfonie antecedenti. Fu l’occasione per imparare che la Musica, e non solo, va amata prima che compresa.
Altra questione mozartiana, che mi sono posto in età poco più matura, ma su cui ancora oggi non ha trovato conforto è a proposito di Don Giovanni: nel concertato del finale atto primo tutti i solisti brindano cantando assieme “Viva, viva la Libertà”. Interpretando l’arguzia delle menti estremamente perspicaci, colte e provocatorie (di certo a dispetto della censura) di Mozart e Da Ponte, ancora non posso che leggere questo quadro come una dichiarata accondiscendenza ai moti Illuministici e pre-rivoluzionari di Voltaire e Rousseau. E’ inutile rimarcare che qualsiasi professore e musicologo abbia interrogato in materia non si sia convinto della mia lettura e abbia espresso i propri rimbrotti, ma è un’idea dalla quale però non so staccarmi.
Venendo a questioni più recenti, in un esame di Conservatorio mi fu chiesto di scrivere una tesina su un tema riguardante il ‘900. Scelsi come argomento una delle mie domande critiche, e con i miei limiti (davvero troppi per essere minimamente esaustivo) cercai una risposta a una constatazione di fatto: da un lato Schœnberg scrive che la dodecafonia non è un linguaggio nè tanto meno una nuova via, ma una tecnica compositiva complessa che ha la capacità di comprendere ed esprimere insieme significato e significante linguistico. Dall’altro lato Ludwig Wittgenstein nel celebre Tractatus elabora il proprio pensiero proponendo un’analoga teoria linguistica che pone in relazione le singole parole e quello che rappresentano nel significato. Dunque due teorie linguistiche analoghe, elaborate nel ghetto viennese degli stessi anni da parti di due uomini illustri che mai si sono incontrati. Mi limitai ad osservare come entrambi avessero fatti propri i concetti linguistico – ontologici più profondi della cultura ebraica, portando ad esempio come la tecnica dodecafonica in Moses und Aaron venga utilizzata per lo più quando ci si riferisce a Dio, il cui nome in ebraico non si può pronunciare, così da dare il significato dell’Assoluto a un significante che esiste “in sè”.
Un’ultima questione, questa volta professionale, che voglio condividere riguarda Traviata: è fuori dubbio e indiscutibile la volontà di Verdi di ricreare in palcoscenico e in partitura il teatro ossia la vita vissuta. Ora, in Traviata è evidente che sia l’unica opera verdiana in cui sia palese la similitudine tra i preludi del primo e del terzo atto: mi sono sempre chiesto perchè!? Ho sempre pensato che c’era tempo per presagire il dramma, e non capivo l’anomalia drammaturgico-strutturale, in realtà non credo ci sia e non serva una risposta univoca. Ma serve di certo riflettere sul cesello verdiano di caratterizzazione dei personaggi e sulla umana pietas che Verdi riserva alla natura più intima degli stessi. Sono arrivato a credere che fin dal primo atto quella di Traviata sia la storia non di una giovane mangiatrice di uomini, coquette, che si ravvede, ma sia la storia del dramma esistenziale di una persona che è cominciato molto prima del preludio, e che dal primo atto comincia a dipanare l’epilogo. Traviata così diventa nel primo atto lo stesso soprano che canta “addio del passato”, e non più la giovinetta con la voce leggera che salta da un uomo all’altro. La mia è una lettura sicuramente criticabile e pronta ad essere messa in discussione, ma che dal punto di vista del metodo restituisce a Verdi e all’opera quella coerenza vocale e strutturale che alcuni vedono discontinua.