E se Mozart fosse italiano?


Ma se con Boccherini o Haydn più che di riscoperte si può parlare di mie lacune colmate, una vera rivelazione sono state le partiture autografe stupefacenti e gli approfondimenti a proposito di un compositore che in questi ultimi anni mi è diventato sempre più caro: Giuseppe Sarti (Faenza 1729 – Berlino 1802).
Nonostante sia noto ai più per la celebre citazione mozartiana nel finale di Don Giovanni “E vivano i litiganti”, non posso nascondere che la mia familiarità con quel nome avviene molto prima del mio approccio al capolavoro operistico di cui sopra, per via delle comuni origini romagnole.
Fin dalle prime consultazioni storiografiche su Sarti sono emerse informazioni biografiche degne dei massimi compositori della sua epoca: allievo di Padre Martini, fu mentore per sei anni di Luigi Cherubini (che a lui attribuirà il merito dell’arte melodica e contrappuntistica), fu maestro di cappella presso Federico V di Danimarca, presso il Duomo di Milano in seguito, diventando da ultimo maestro della Cappella Imperiale di San Pietroburgo.
Riuscendo poi a recuperare le poche fonti bibliografiche specificamente dedicate al compositore faentino, ho potuto rendermi conto che la sua fama tra i suoi contemporanei era ben maggiore di quanto ci si possa aspettare; a lui erano commissionate opere per i maggiori teatri in Italia: la Scala e il Carcano di Milano, il San Samuele, il Moisiè, e il Sant’Angelo a Venezia,il Carignano a Torino, e i maggiori teatri di Firenze, Parma e Roma.
Non meno significativo il suo incontro a Milano con l’Imperatore asburgico, il quale accolse in seguito il nostro a Vienna con gli sfarzi e le modalità con cui era solito ricevere i capi di Stato. Le sue opere erano tra le più richieste in Europa, il suo Giulio Sabino era l’opera seria più eseguita nel continente, tanto che Haydn ad Esterhazy interruppe l’esecuzione di una propria opera per presentare alla platea il “Signor Giulio Sabino” (indicando Sarti evidentemente).
Fra i due litiganti il terzo gode (prima rappresentazione Teatro alla Scala 14 settembre 1782) era l’opera buffa più celebre, tra le più eseguite nei teatri europei tanto da essere stata tradotta e riadattata anche in altre lingue, pare, peraltro, che tra il 1784 e il 1786 che nella sola Vienna sia stata rappresentata sessanta volte! Questo giustificherebbe tanto la querelle Sarti/Mozart affidata alle cronache del tempo che presupponeva una certa ispirazione sartiana nella stesura delle Nozze di Figaro quanto la citazione letterale in Don Giovanni pochi anni dopo. Certo è che le arie solistiche specialmente delle partiture sartiane, tanto di musica sacra quanto dei virtuosismi operistici, richiamano ben più di una somiglianza con la scrittura e l’aura del Genio salisburghese.